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Riflessioni 10 agosto 2010 · lettura 2 min · 3930 letture

Cosa sappiamo della morte

M
Moreno Tonioni 262 poesie pubblicate
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Cosa sappiamo della morte? accadimento che seppur non ci appartiene ci accompagna, aderenza che abbarca le nostre spalle di infossate memorie. Vile e impietosa s’ammanta di nero, leva la falce su teneri germogli a capolinea di un viaggio negato. Lorda pagine bianche mai scritte alla stregua di immature spighe di grano seguendo con occhi vacui scabre anime che volteggiano su candide bare. Fasciata di bianco dona pietade a membra avvizzite, dolenti, invalide. Con un palmo sulla fronte cala le palpebre su svigoriti occhi, mentre l’altro, nel petto, serra il cuore all’ultimo battito. L’alito si disgiunge dalle sofferte spoglie disegnando un ultimo sorriso sulle logore volte. Paradossalmente epicurea siede di fronte al fato, veste abiti da giullare nel giocare la riffa. A ogni giro di ruota recide il perdente e non conta età, colore, sesso o credo. Cachinno è il verso che accompagna il calare dell’inattesa lama. Cosa sappiamo della morte? Accadimento che seppur non ci appartiene, ci accompagna, tracciando dolorose croci sull’abaco assiso nel nostro cuore. Nulla sappiamo di questo svanire nell’ignoto inatteso o invocato, sino al giorno in cui verremo condotti dall’arcangelo Michele a ricongiungerci, commossi, alle nostre memorie.
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Non amo recarmi ai funerali, li trovo terribilmente noiosi. Non godo nell’altrui sofferenza, patisco il disagio nell’elargire gratuite parole di conforto. Nei casi in cui non mi sia possibile sottrarmi dal partecipare, attendo paziente il passaggio del carro e dei parenti, unendomi al corteo nella parte finale. E’ incredibile la quantità d’informazioni e pettegolezzi che viene scambiata in quel settore. Non amo il pettegolezzo ma certo non mi annoio. L’immagine è opera di Klimt (la vita e la morte).

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L'autore
Moreno Tonioni

Sono Moreno nella vita reale e never- more (assoluta negazione) quando esprimo emozioni in parole. Nato a Bologna nel settembre del 1959, vivo nelle dolciniane valli della Valsesia. Ottimo gourmet amo la buona cucina abbinata a buoni vini. Questa mia passione culinaria è stata per un importante periodo della mia vi

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Commenti (6)

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Già, nulla sappiamo di quest'ignoto che ci attende, ma la speranza di ricongiungerci con coloro che già si trovano al di là del guado... Quella sì, per noi è una certezza... Deve esserlo!

Berta Biagini21 agosto 2010

Un vecchio detto dice "la speranza è l'ultima a morire!" – guai se non ci attaccassimo a queste parole, sperare di ritrovarsi è quello che aiuta ad andare avanti facendoci immaginare come ancora potremo gioire insieme per l'eternità.

EnzoL29 agosto 2011

che cosa sappiamo della morte? ... una domanda senza risposta ovviamente, ma mi piace molto come l'Autore ha saputo vestire la madama morte, pietà per chi soffre, magari di un male incurabile e nefasta quando falcia le giovani vite... quando sembra una bestemmia, un'ingiustizia... la chiusa poi è un capolavoro... infine liberazione e ricongiungimento ... lo spero anche io...

condivido il pensiero dell'autore verso questo ignoto e terribile mistero, soprattutto la nota. credo che il dolore del lutto sia da vivere con dignità e rispetto senza manifestazioni in frasi d'obbligo e d'imbarazzo.

Annamaria Barone1 settembre 2011

Cos'è la morte? La fine di ogni cosa o forse solo un cambio di stato? Nella società attuale la morte è uno spauracchio che va tenuto nascosto, quasi fosse una sconfitta, quasi fosse una vergogna... forse dovremmo tornare alla base, alla saggezza degli antichi, alla morte come compagna del nostro cammino, potrebbe essere lo stimolo a cercare una briciola di eternità, o a non rimandare a domani ciò che si può fare oggi, o una semplice certezza: quella che siamo a tempo determinato. L'autore con impagabile maestria e sensibilità ci ha messo di fronte all'eterna domanda dell'uomo in una poesia di una bellezza ineguagliale.

Annamaria Barone1 settembre 2011