Ippodromo
Guido G Vestrucci
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I cavalli spettinati nel verde che riverbera
inseguono un'idea di puledra
nella corsa liberata – pericolosa
per gli zoccoli di cristallo.
Scavano piccole fosse nel tappeto degli sguardi –
cicatrici di ferite rimarginate dalla fuga.
Sulle groppe – latente – l'dea di un omicidio.
Dalle tribune annerite un brillio di fiammelle
parallele – nell'ora che la sera
indossa il suo mantello di speranza –
a volte la mezzanotte scambia
l'angolo visuale con le stelle.
La batteria dei galoppi infiamma i rullanti
in sincrono con gli urli incastrati
nelle corde vocali.
E' stato un giorno di malelingue accanite –
adesso che il sipario si libera dalle intenzioni
per esplodere in fiamme caleidoscopiche –
e hanno morso come randagi irredenti.
Ora che la rabbia dei cavalli è la gloria
delle tribune – l'avvenire dei disperati –
la retta verticale dei banali riscatti anelati.
Esplodono miliardi di scintille nel traguardo
e bruciano in un istante i pascoli abusati.
La notte si gela nonostante le stufe di latta
dei cuori – le speranze si fanno fiocchi
di neve – le strade dell'ippodromo
si stringono – capestri – intorno alle gole.
I cavalli – al sicuro di catene saldate
all'oro delle criniere – sognano le puledre.
©
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L'autore
Guido G Vestrucci
Commenti (1)
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Enio Orsuni21 agosto 2010
un bell'affresco che dire... passare una serata all'ippodromo e gustare lo spettacolo va bene ma, non capirò mai come si possa puntare del danaro su gli animali. molto piaciuta.

