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Introspezione 27 agosto 2010 · lettura 2 min · 1080 letture

Storni

Guido G Vestrucci 33 poesie pubblicate
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Il tramonto sul fiume indica agli storni il percorso dei campanili fissati al cielo, ma i neri stormi s'involano verso oriente e disegnano incubi. Anche noi viviamo in un incubo, senza il minimo frullare di idee. Le tasche piene di monete consunte, gli indirizzi dei cartomanti, i telefoni cellulari che ci tutelano dagli abbandoni, ma gli abbandoni si susseguono in piena luce, automobili che disapprovano, serpenti multicolori su correnti d'asfalto. I ricordi affastellati come stanze in disordine, le biciclette sulla pista ciclabile trasportano stanchezza. Non è detto che la nostra partenza, poi, trasformi l'errore in quieta armonia. Nessuna frontiera può impedire all'odio o all'amore di evadere. Perciò, per viottoli interni, spendiamo i nostri passi alla ricerca di noi, in ghirigori di storni, costretti a convivere con estranei sorrisi e con tutte le lacrime che non siamo disposti a sprecare, su strade ristrette, lunghissime, o sinusoidi sognanti. Le nostre case edificate a picco su un addio sentono passare i treni per altre destinazioni, lungo silenzi imbottigliati nel traffico degli urli. Qualche mattino a sorprenderci di attendere partenze per un viaggio senza valigie. Forse abbiamo bisogno di santi, uno per ognuno, per capire se un angolo di strada punta al cielo o all'ignoto, se anche loro non ci abbandonano con gli storni, camuffando le fughe o le partenze per attesi ritorni, sospesi in rinnovate solitudini. Chiunque ci conobbe non conobbe nessuno, gli sguardi fermi a pochi attimi dagli ectoplasmi: soltanto uccelli impazziti a volo radente nell'oscura follia. A certe latitudini le anime appaiono nude, i corpi trasparenti. Alla ricerca costante di un volo che non ci appartiene, rimasto negli occhi sgranati tra l'eye- line ed il rimmel, convinti di meritare l'amore di qualcuno ma con una esistenza talmente insignificante da meritarci un dio che ci costringa ad esistere. Forse la certezza non gioverebbe. Di voli, di campanili. I sorrisi arrampicati sui muri e noi sotto a spiare, a consolarci coi numeri: chi lo sa quanti sono?... Il tramonto dietro l'ansa del fiume indica agli storni dove andare. A noi dove restare...
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Agosto 2010

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Guido G Vestrucci
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