Notturno
A te che ispiri il mio canto,
che giungi improvvisa come vento alle mie spalle
e fai rabbrividire la mia pelle
A te che ispiri la mia mente,
a volte un gemito sordo nella testa,
altre volte una risata beffarda,
altre ancora una carezza dolorosa
che incide la mia carne senza pietà,
con la crudeltà di un bambino
A te, lugubre Signora,
che mi ispiri in questa notte magica,
costellata di streghe e di demoni,
di fuochi fatui e di mostri
Abbi pietà – ti prego – di questo tuo figlio
e regalami una rosa nera,
una rosa che mi doni l'oblio
©
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L'autore
adrianus
Io non ho una biografia, non ho mai avuto una vita... non sono che la proiezione di me stesso fuori da me!
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