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Riflessioni 7 settembre 2010 · lettura 3 min · 1590 letture

Testamento II

Carmine Branco 104 poesie pubblicate
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Rammento, e il cuore mi duole, ogni dì; fui figlio, consorte e padre fedele e amorevole. Disonorato, mea culpa, da avverso Karma, che guidato dalle Furie, mi posero al fianco, quale compagnia in una valle desolata, un incapace di follia mendace, guidata da demoni di carne rivestiti, ma con cuore di ghiaccio, denti aguzzi e sangue avvelenato. Di costoro preservo a perenne dannazione, memoria per avermi rubato onore, prole, patria e storia; ciò non mi ferisce che come uomo, deturpato agli occhi degli umani, ma ucciso negli affetti per l'abbandono delle sue splendide creature, uscite dal profondo dei suoi fianchi. Qui la mia voce si fa roca per il pianto dirotto e per la scissione dell'anima e del cuore e rivedo, come estasi, carezze, ninne e capellucci con treccine da me adorne; e rivivo notte insonni, pianti confortati sino all'alba e fronte rosee e preci offerte con la vita per la vita di chi amavo e amo ancora. Quanti mesi e quanti anni! A fare il doppio passo ed essere per loro ora madre e ora padre, per la "dama" assente, ora per capriccio, ora per mentale prolasso o per altrui folle e malato sentimento. Le mattine, gioia di papà loro, le treccine fatte, i visi e i denti lavati e poi a prendere il latte; i pomeriggi compiti e parole nuove, piccoli bagnetti, cartoni animati e riposini svelti. Ah che gioia vedere i loro capi sul guanciale, una carezza veloce e un bacino non potrà far loro male. Poi le serate spese a preparare i panni e i grembiulini e dopo cena un po' di tele e poi via a nanna piccoline. Poscia preparavo in mente per l'indomani e vedevo crescere, in grazia, forte e sane due future donne, sagge e belle che con orgoglio di papino loro, davanno e danno sublime gloria alla sua anima oltre che al suo nome. Ah che dire ora con il mesto pianto che vuol proprio scorrere? Amavano con tutto il cuore e giuro per Dio invitto, corrisposte, il loro mammo! Poi venne l'inverno dei cuori e non la stagione, che era caldo l'umore e per chissà quale maleficio d'inferno, l'amore che era cresciuto a dismisura, fu annebiato da ormoni, medici stregoni e ipnotiche visioni, scarnendo le loro teneri menti, amanti e tementi, la perdita di chi di loro ha usato e userà, maledetti, fino all'alba della loro maturità al futuro immanente e, Iddio non voglia, i loro poveri cuori pieni di veri sentimenti. Ma io attendo e attenderò: un giorno, non lontano, l'intelligenza ravviserà il vero e torneranno a chi le ama senza se e senza ma, se saranno sincere dentro, rammentando senza fallo l'amore che, sincero, le ha sempre coperte e mai ingannate o spente. Fino ad allora il tempo scava e scaverà ancora e in me continua, miserevole, l'infinita agonia.
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E' il proseguo del canto "Testamento I". Qui un padre sventurato, cui è stata rubatam fisicamente e soprattutto moralmente e con falso inganno, la prole a lui cara e da lui cresciuta quasi da solo, è ora ipossibilitato a parlarvi di persona e affida al canto e alla poesia il compito di parlare al cuore delle sue fanciulle, che ama infinitamente.

L'autore
Carmine Branco

Nato a New York (USA) nel 1966, mi trasferisco in Italia nel luglio del 1980. Non conoscendo la lingua, se non il dialetto casertano, eredità di mio padre che è campano, mi sforzo non poco ad aquisire padronanza dell’italiano. Diplomato nel 1985 in ragioneria, parto militare l’anno successivo. A 23 anni m’iscrivo alla

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