A mia madre di 93 anni
Piccola tenera donna
dagli occhi di fiordaliso
abituati a scrutare
la vita che scorre,
ed a leggerne avidamente
le pagine.
Quante immagini hai
accolto felice, nelle iridi
tue, azzurre e curiose.
Immagini dai
colori pastello, di primavere
vissute, di ricordi di bimba innocente.
Di amori freschi e puliti, come bucati
stesi sui prati, per asciugare al sole.
Di morbidi piccoli pargoli,
cullati da nenie di mamma.
Di corredi di tela madonna
cuciti con l'ago ed il filo,
e poi inamidati. di grembiuli da scuola
a quadretti, di confetti per feste
in famiglia. E poi di fiabe narrate,
perché figli e nipoti dormisser contenti.
Immagini dai
caldi colori di estati passate,
bevute in un fiato. di luci, di sole
,di sogni, di amori, di baci nei campi
di grano rubati. di angurie mangiate
sull'erba, su tovaglie quadrettate
di rosso. di corse, di smuover dorato
di trecce, tra papaveri in fiore. Di risa gioiose,
di scherzi, di balli, di cori. di feste sull'aia,
con mamma e papà, di languidi sguardi lanciati,
di cuori che battono insieme, e guance
che si fan rosse, di niente. E poi di fuochi,
di spari, di grida, di allarmi, di bombe, di sangue.
Immagini di
autunni che furono, di colori smorzati,
di foglie ormai senza cibo, ne madre,
spossate vicine alla morte, di vento che canta,
per loro la ninna nanna, dell'ultima flebile danza.
di passeggiate chiassose, sui monti,
per raccoglier con mani arrossate,
quei frutti marroni e lucenti, poi incisi,
gettati a saltare, in nera padella sul fuoco,
gustati, dolcissimi, caldi e arrostiti, per cena.
E di piogge incessanti, senza tergicristallo.
Di cartolari marroni, con dentro quei tristi quaderni,
di bella scrittura, accompagnati da fogli macchiati
di carta assorbente.
Immagini poi, dai
freddi colori invernali, di gelidi giorni,
di cieli monotoni e stanchi, grigiastri,
graffiati da dita affilate, dei rami neri
degli alberi spogli, che sembrano, assorti
in disperata preghiera. di pozzanghere
di ghiaccio sporco. di pareti annerite dal
fumo del camino, nel quale bollono pentole
grigie, di attese patate. di pallidi volti di
bimbi ammalati, di colpi di tosse.
di Natali costruiti, con povere cose, conservate
nel tempo come pietre preziose. Di bucati
con acqua gelata che punge impietosa, le povere mani.
di letti deformati, da candide coltri con gobbe
di trabiccoli sotto, con appeso di braci, il caldano.
Per scaldare e sciogliere membra irrigidite dal freddo.
Tu adesso piccola tenace donna
dagli occhi di fiordaliso.
Scrigno di zaffiro, colmo.
Accogli curiosa e instancabile
ancora, immagini nuove che
la provvida vita tiene in serbo per te.
©
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L'autore
Serenè
Mi chiamo Serenella Menichetti, in questo sito scrivo con lo pseudonimo di Diliana. Sono nata a Cascina (PISA) il 17/02/1950. Ho cominciato ad entrare in contatto con la poesia, molto presto. Racconta mia madre, che riuscivo ad addormentarmi, solamente se qualcuno declamava una poesia. Ho cominciato a scrivere se
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