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Famiglia 19 settembre 2010 · lettura 3 min · 1062 letture

A mia madre di 93 anni

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Serenè 35 poesie pubblicate
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Piccola tenera donna dagli occhi di fiordaliso abituati a scrutare la vita che scorre, ed a leggerne avidamente le pagine. Quante immagini hai accolto felice, nelle iridi tue, azzurre e curiose. Immagini dai colori pastello, di primavere vissute, di ricordi di bimba innocente. Di amori freschi e puliti, come bucati stesi sui prati, per asciugare al sole. Di morbidi piccoli pargoli, cullati da nenie di mamma. Di corredi di tela madonna cuciti con l'ago ed il filo, e poi inamidati. di grembiuli da scuola a quadretti, di confetti per feste in famiglia. E poi di fiabe narrate, perché figli e nipoti dormisser contenti. Immagini dai caldi colori di estati passate, bevute in un fiato. di luci, di sole ,di sogni, di amori, di baci nei campi di grano rubati. di angurie mangiate sull'erba, su tovaglie quadrettate di rosso. di corse, di smuover dorato di trecce, tra papaveri in fiore. Di risa gioiose, di scherzi, di balli, di cori. di feste sull'aia, con mamma e papà, di languidi sguardi lanciati, di cuori che battono insieme, e guance che si fan rosse, di niente. E poi di fuochi, di spari, di grida, di allarmi, di bombe, di sangue. Immagini di autunni che furono, di colori smorzati, di foglie ormai senza cibo, ne madre, spossate vicine alla morte, di vento che canta, per loro la ninna nanna, dell'ultima flebile danza. di passeggiate chiassose, sui monti, per raccoglier con mani arrossate, quei frutti marroni e lucenti, poi incisi, gettati a saltare, in nera padella sul fuoco, gustati, dolcissimi, caldi e arrostiti, per cena. E di piogge incessanti, senza tergicristallo. Di cartolari marroni, con dentro quei tristi quaderni, di bella scrittura, accompagnati da fogli macchiati di carta assorbente. Immagini poi, dai freddi colori invernali, di gelidi giorni, di cieli monotoni e stanchi, grigiastri, graffiati da dita affilate, dei rami neri degli alberi spogli, che sembrano, assorti in disperata preghiera. di pozzanghere di ghiaccio sporco. di pareti annerite dal fumo del camino, nel quale bollono pentole grigie, di attese patate. di pallidi volti di bimbi ammalati, di colpi di tosse. di Natali costruiti, con povere cose, conservate nel tempo come pietre preziose. Di bucati con acqua gelata che punge impietosa, le povere mani. di letti deformati, da candide coltri con gobbe di trabiccoli sotto, con appeso di braci, il caldano. Per scaldare e sciogliere membra irrigidite dal freddo. Tu adesso piccola tenace donna dagli occhi di fiordaliso. Scrigno di zaffiro, colmo. Accogli curiosa e instancabile ancora, immagini nuove che la provvida vita tiene in serbo per te.
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L'autore
Serenè

Mi chiamo Serenella Menichetti, in questo sito scrivo con lo pseudonimo di Diliana. Sono nata a Cascina (PISA) il 17/02/1950. Ho cominciato ad entrare in contatto con la poesia, molto presto. Racconta mia madre, che riuscivo ad addormentarmi, solamente se qualcuno declamava una poesia. Ho cominciato a scrivere se

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