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Uomini 19 settembre 2010 · lettura 2 min · 2858 letture

Georges Brassens

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Antonio Terracciano 1000 poesie pubblicate
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Chi dice che Fabrizio sempre è stato un assoluto genio, da che è nato, forse non ha mai letto né ascoltato niente di ciò che Georges gli ha regalato. Vivere non si può senza maestri, incanalare le impressioni e gli estri senza una guida solida e sicura, che dia lezione certa e duratura. Ed a tua volta tu, mio Brassens caro, prendesti spunto dal valore raro dei grandi tuoi poeti conterranei, e non soltanto dai contemporanei. Non disdegnasti certo mai la rima, che spesso oltralpe ancora si declina, né l’attenzione assai particolare per l’antico poetare medievale. L’arte non è questione di un momento, ed ha bisogno di raffinamento, e tu, limando, quelle tue canzoni buone rendesti per mille stagioni. Più l’amicizia, forse, che l’amore rappresentasti col tuo grande cuore, che per prodiga Jeanne si commoveva e il Paradiso per Léon voleva. Ciononostante, il sesso femminile ricevette gli omaggi in grande stile dalla tua voce e dalla penna fine, dalla canzone semplice e sublime. Comprendesti senz’altro che la guerra qualunque uomo afferra e poi sotterra, e che rivoluzioni preannunciate tolgono vita a chi le ha programmate. E tutto questo e molto altro ancora formò quella tua arte, che avvalora l’intelligenza umana, coniugata all’espressione un poco elaborata. Fabrizio, senza tema di smentita, se parlava di quello che è la vita, migliore aveva esito, riuscita, seguendo ciò che ancora Georges ci addita.
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Nella produzione artistica di Fabrizio De André, ritengo migliore quella iniziale, in cui il nostro pur grandissimo cantautore si ispirava (e a volte traduceva) alle canzoni di Georges Brassens. Alcuni tra i numerosi riferimenti alla discografia di Brassens. Sesta strofa: a "Jeanne" e "Le vieux Léon"; settima strofa: a "Saturne" e "La complainte des filles de joie"; ottava strofa: a "Les deux oncles" e "Mourir pour des idées".

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L'autore
Antonio Terracciano

Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'

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Commenti (3)

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Aldo Bilato19 settembre 2010

"morire per delle idee, si ma di morte lenta"... non me lo dovevi fare... mi fai venire i brvidi!... Brassens è -idolo no, perché idoli non ne ho- ma sicuramente colui che più di altri... ha inciso su quel poco che ho appreso... per guardare il mondo e la vita... da una certa prospettiva... e la sua, gente vi assicuro, non era niente male... ah! allora te ne segnalo un altro... un disegnatore... satirico e sardonico sino alla morte... forse lo conosci... non so... Claude Serre... altra bella prospettiva... Grazie... cià*

Barbara Golini19 settembre 2010

una poesia bellissima che mette inevidenza quanto in pochissime parole la scrittrice Herta Müller riporta all'inizio del suo bellissimo romanzo Atemschaukel (in italiano non ne so il titolo pardon) e cioè che tutto quel che abbiamo non è nostro ma frutto di chi ci ha preceduto e le basi ne ha costruito... più o meno con coscienza (Brassens con consapevolezza, altri meno) tutti dobbiamo a chi ci ha preceduto ciò che sappiamo. Una grande riflessione espressa in rima e in uno stile scorrevole e chiaro.

Angelo Ricotta21 settembre 2010

In una discussione sul Forum concernente la grammatica nelle poesie, iniziata da Ruggiu, anch'io ho espresso il noto fatto, più volte ammesso dallo stesso De André, che egli si fosse ispirato ai cantautori francesi e in particolare a Brassens. Di qualsiasi attività umana, se si scava sufficientemente a fondo, si trova sempre una catena di precursori, com'è noto agli storici delle diverse discipline. Ovviamente ciò nulla toglie al merito dell'elaborazione personale quando in essa si ravvisino elementi di originalità. In questo consiste il progresso, nell'aggiungere un'oncia all'enorme massa del già fatto. Ma quell'oncia a volte implica un cambiamento di prospettiva anche radicale dell'intera disciplina.