E disegnerei arcobaleni
Gianpiero De Tomi
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Vorrei che l'anima
potesse cantare, alla luna il mio dolore
senza alcun piombato bavaglio
un grido, che uscirebbe dagli argini
fra insidiosi torrenti, di note stridenti
lasciandomi sanguinante,
fra lame di una notte senza sonno.
Potrei cosi compredere perché
le mie mani, sono bruciate dal vuoto
perché l'aria che respiro è cosi tetra
e la corda attorno ai polsi, cosi tesa.
Forse non servirebbe neppure amarmi
per salvare la mia anima, che giocosa
sconvolgerebbe l'ordinaria bilancia delle ore.
E dopo aver pesato il mio cuore sull'altare
degli spiriti puri e dimenticati
disegnerei arcobaleni sgargianti
con colori nascosti sotto un cuscino
con pennelli dal crine albino e sfuggente
che seguirebbero, fra contorni spezzati
quelle linee ambigue di vita
dileguandosi dalle vaghe celebrazioni
di ombre dal simbolico sorriso.
©
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L'autore
Gianpiero De Tomi
Commenti (1)
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Doraforino21 settembre 2010
Versi introspettivi che descrivono dolore, fra lame di una notte insonne... sono immagini forti, come mani, bruciate dal vuoto, per l'aria che si respira. E' come sentirsi le mani legate... Intensa.

