Gli omini del cervello
Lunabionda Valentina Di Caro
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Alle prese con sagome di cartone
colpisco alla cieca
al centro di un policromo poligono
che in un gioco di specchi sdoppia
le immagini di beffardi fantocci.
A tratti li vedo, li punto, li miro
ma al successivo tornello
si riaffacciano canzonando
l'ingenuità della mia fede puerile
sbeffeggiando ogni mia illusione.
Aggrappati come gufi a scale mobili
li vedi ridiscendere, a cavalcioni
dall'esatta parte opposta,
il palmo sotto il mento
ghignando e strabuzzando gli occhi.
Cerchi consensi, conferme, un pubblico pagante
perché devi, devi assolutamente provare
che altri, oltre a te, li vedono
spuntare come favi sotto la grondaia
o dalle fogne risalire per tombini.
Invochi una mattanza
pregando un pifferaio
di condurli come topi
ad annegare il capo
a cancellarsi nell'oblio.
E mentre ansimi
per lo scampato pericolo
loro ti hanno già scovato
e alle spalle come ombre
sfoderato hanno un pugnale.
©
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Commenti (1)
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TizianaTius27 settembre 2010
In questo mare in tempesta, dove si tuffano e nuotano e affogano ed esultano tutti i pensieri che affondano graffianti ed impietosi, scavando voragini ove sprofondiamo supplichevoli invano... a volta vittoriosi... una satira ben delineata nei contorni ad esaltare quella parte di noi con la quale condividiamo la storia della nostra vita, bellissima lirica.

