Un tarlo

Nefasto è il giorno,
di cera
in istanti consumati
di vita in torbido silenzio.
Non ho più nulla da esternare!
Ho vuotato l'anima in una pattumiera.
Ho trattato le mie emozioni,
come rifiuti tossici
Pericolosi.
Perché non tornassero in ricordi.
Ho scritto parole in riva al mare,
cancellate alla prima mareggiata.
Un tarlo che logora pensieri,
un eco in lontananza è il tuo nome
sussurrato dal vento.
Ignara di ciò,
continui a giocare con il mio nome...
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Commenti (3)
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Perlanera26 settembre 2010
Ho riversato fuori tutto il male perché non ritornasse coi ricordi, ma il nome tuo ritorna sul grecale... Non puoi sentirlo e l'anima mi mordi.
Angela Rainieri28 settembre 2010
Riflessione toccante e travagliata introspezione in quel cercare di svuotare l'anima dalle emozioni e dai ricordi che ci hanno ferito come fossero dei pericolosi "rifiuti tossici"...ma nonostante tutto ritorna sempre un residuo, una traccia... che invoca il suo nome... Bellissima e sofferta, meritevole e ben curata anche nello stile. Conservo.
m
mollimra4 luglio 2013
Toccante, i ricordi dolorosi sono come tarli che rodono l'anima, vorresti buttarli via come fossero rifiuti ma loro sono come l'aria che respiriamo ad ogni boccata tornano a ferirci... meraviglioso leggerti, un onore

