Bucando le bufere del gelo
Giorgia Spurio
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E il gelo
risucchiava coprendo campi di grano
sul cuore e ogni volto,
ormai... cosa ero
se non mano atrofica
a cercar sorrisi?
Il tuo viso
è stato come sole ad accecar pupille
e il sordo mio sentimento
che scappa al rumore degli aerei di guerra
Non voglio più veder fucili...
E dalle tue dita
ecco il pane che mi hai donato
ecco il bacio che ormai avevo scordato...
mia madre sulla mia fronte
posava un tempo il suono delle sue labbra.
E tu cosa sei?
Angelo che vola portando ancora un sogno da proteggere
un suono che sappia di melodia non più dimenticata
un cuore ancora da tenere tra le mani per non infrangerlo
una pulsazione di felicità che non affoghi sul fossile dell'indifferenza
Perché mi doni tutto questo?
-Perché il petto si sovrasta dal silenzio
diviene oro...
ogni respiro che non abbia soffocamento da pianto
e un altro sorriso
riempie il mare non più di tempeste.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (1)
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DarioC 8527 settembre 2010
La poesia si apre con la descrizione di un momento difficile: il gelo che copre i campi di grano, ed il cuore che non riesce a dare frutti, non più. E poi di colpo un viso porta luce e tanto caldo... troppo, fino ad accecare; il sentimento è tanto forte da spaventare, come cucciolo al passare degli aerei da guerra: il ricordo è ancora troppo vivo, la paura di dover vedere ancora fucili è ancora presente. Ma piano quell'angelo è riuscito a portare conforto, a dare melodia che copra il silenzio lasciato dal suono delle labbra della madre, ormai lontano. Molto intima, piaciuta.
