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Introspezione 5 ottobre 2010 · lettura 1 min · 1123 letture

Al Capo Linea

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Arrivato al capo linea mi farò trainare dal mio spolverino nero decrepito nei suoi anni, e dirò che è stato il freno di un treno la causa della mia sordità d'animo, nell'ora in cui sono vedovo di me stesso dei patrimoni del tempo e dei sogni di altri uomini sperduti. Non rimarrò seduto in una panchina d'aria in una stazione senza orari, ad aspettare un altro rimorso per non aver visto gli occhi soffrire, ma andrò a chiedere ai passanti chi, in quel attimo manovrava il passo con una veloce andatura: Chiedere una voce ai tizi di periferia non è mai stato un oltraggio, scolpire i loro occhi nei muri è un obiezione alla disperazione di chi non ha volto né storia per immedesimarsi nella morte. Al capolinea, nessun volto inerme, troppo negro il pavimento di latta, e nessuno che ha il vizio di un barbone nella notte che gira luci di fondo, al cieco freddo rumore di rotaie raschiate.
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Commenti (1)

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Molto piaciuta. Intensa, incisiva e vibrante di emozioni .