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Riflessioni 8 ottobre 2010 · lettura 1 min · 2263 letture

Il giorno Perso

Massimo Mangani 200 poesie pubblicate
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Stringe l'arcaica madre nuovo giorno d'armoniosi suoni rimarrà nuda nuda sarà d'erbose primavere nuda di silvestri soavi canti ora il mare sarà, permanente fredda coperta, priva di solcate rotte – assenti argentate scie trovano spazio sbuffi di megattere la strada gelida dalle percosse presenta albe di figure sole ormai nelle memorie perse gesta eterna notte punge il rammarico sarebbe servito solo sentire porre ascolto ai gemiti mandati or sottovoce or mestamente gridati – eppur il pianto saliva aleggiava latente ogni giorno non tremavano mani niente sembrava vano mai fermarsi un poco povere nere blatte da troppo... troppo la disinfestazione era stata rinviata. D'intorno rapidamente - ad una ad una si spengono finestre.
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Ringrazio anticipatamente di tutto il bene che mi dimostrate leggendomi

L'autore
Massimo Mangani
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Commenti (11)

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Salvatore Ferranti8 ottobre 2010

versi pieni d'armonia... una poesia che lascia aperte le porte all'immaginazione... molto bella.

Midesa8 ottobre 2010

l'eco dei rammarichi immalinconisce un giorno che se n'è andato... perduto alla vita oramai le finestre sono spente...

Moreno il Duca8 ottobre 2010

malinconia e rammarico a braccetto con il giorno che se va tanta immaginazione lasci al lettore che può interpretare in svariati modi il suo sentire

Raggioluminoso8 ottobre 2010

L'arcaica madre - terra - non è più la stessa, vive ora del canto tramutato in pianto di aver perso le verdi stagioni. Troppa la fretta per accorgersi dei gemiti urlati, nessun ascolto viene dato. Solo gli scarafaggi spravviveranno alla chiusura delle saracinesche d'un palcoscenico sbiadito che non avrà più teatro. Come fa il lettore a rimanere indifferente a questa poesia? Genia umana attanagliata dal gelo del non riconoscimento e dell'ottusità che porterà a non avere più scie di vita. Molto, molto apprezzata! Complimenti sempre a questo poeta i cui versi sprigionano grande conoscenza e sensibilità.

Silvia De Angelis8 ottobre 2010

Versi particolarmente malinconici alla fine d'un giorno che se ne va lasciando infiniti rammarichi e profonda desolazione... Lirica gradita

Kiaraluna8 ottobre 2010

Quel giorno è andato perso, sprecato, tanto tanto tempo fa, prima che la fame di progresso acuisse l'ancestrale sete di dominio universale. Resteremo padroni di Niente, quando anche l'ultima finestra affacciata sul deserto, si sarà spenta. Una stupenda lirica e amarissima riflessione su una realtà forse immutabile.

Clara Gismondi8 ottobre 2010

Decisamente in linea... Ti leggo e mi sembra di leggermi (almeno nel contenuto) anche se in stile diverso. Come dici tu... bisogna capirlo in tempo per vivere una realtà vera non fatta di manipolazione delle esistenze. La sofferenza degli altri diventa spettacolo (sono schifata) Hai anche compreso stato d'animo e la questione mass media...

Tiffany 708 ottobre 2010

Come Ulisse... il ritorno che vede nell'ombra del tempo dissolversi le stagioni dorate... e il rimpianto di non poter riportare la luce là dove ora, lentamente, si stanno spegnendo le finestre... Riflessione graffiante nella sua intensa malinconia... emozionante!

Daniela Ferraro8 ottobre 2010

Una sconsolata meditazione sulle sempre più buie strade della vita che sembra abbia ormai perso ogni possibilità di riscatto... Molto sentita!

Aldo Bilato8 ottobre 2010

si, sarebbe servito... ma è ciò ch'esiste ora che... nonostante tutto resiste... son lor la blatte... e della memoria e delle gesta epiche... che ci hanno traghettato... ne fanno chiusure ermetiche alle nostre ariose finestre... ode alla vita... attraverso una stesura ottima e di grande riflessione... cià*

Rita Stanzione10 ottobre 2010

Versi di grande profondità, colpiscono e commuovono, bravo!