E... sereno tornava
E questo...
suoni rumori
echi cotanto lontani
percepivo.
Poi...
di aroma di caffè
il profumo;
di qualche dolce biscotto il sapor;
di persone il mormorio
et delle posate sbatucchiate
nella scodella
il tintinnio.
Al chè...
come d'indefinibile
et inspiegabile istante
l'etere di cupo s'oscurò...
No a rabbuiar non solo il cielo era
m'anche di tinta nebra
le cose, le genti
e tutto ciò di circostante a me.
Svanire cominziavan
a me innanzi
come d'entità oscure rapite.
Barcolavo nell'atro
di movermi non sapevo
né di dove né di come...
Scorsi eppur
d'un preciso stante,
fioca fioca,
bianca bianca
che di terpor
su l'oscurità ragiava
una Luce
che ad riluminar
così andava
i tetti delle case
le chiome degli arbori
l'aque scrosciosa
torenta.
Di ragioso,
di chiaro, di luminoso
'sì la mia contrista esistenza
si rianimava.
E, quel lauto, traversìo plumbeo
sull'angoscioso atro
di lieve prima, di forte poi
nel'universo mio piccolo
lauta e dolce la tua presenza Era.
©
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