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Amore 30 ottobre 2010 · lettura 2 min · 12367 letture

Alla mia Acerra

Roberto Stompanato 143 poesie pubblicate
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Com'eri bella nella tua disincantata semplicità, niente fard, ombretto, lucidalabbra e rossetto. Le tue luci mi abbagliarono, ne rimasi accecato e divinamente affascinato. Tutti ti ammiravano, tutti ti adoravano, era bello frequentarti, era bello coccolarti. Una rosa senza spine, un'umanità senza fine, un sorriso, una carezza, una stella di dolcezza. Quel vestitino semplice semplice, faceva risaltare la tua leggiadra bellezza. Bianco della tua purezza, bianco della tua fierezza. Poi pian piano tutto cambiò, prigioniera il tuo castello ti svegliò. Si presero la tua dignità, subisti tante malvagità. Anche il vestitino ti strapparono, e nuda restasti asservita all'infamità. Cercasti di ribellarti, gridasti la tua onestà, la tua lealtà. Le belve ti presero, violentarono il tuo corpo e la tua anima. Avrei voluto soccorrerti ma scappai, scappai dal dolore e dalla crudeltà. Non fu paura credimi, ma solo un atroce supplizio. Un supplizio che si affiancò al tuo, in una triste mestizia. Più volte hai risollevato il capo, orgogliosa e fiera della tua onorabilità. Hai saputo anche perdonare, ma non è bastato a farli cambiare. Tornai e il tuo sguardo incrociai, il capo chinai. Il capo chinai per averti abbandonata, nell'ora più grave, sola con la tua dignità. E fu allora che mi dicesti di riandarmene, che mi dicesti di non sperare. E fu allora che mi dicesti di non tornare, che mi dicesti di non pensare. Me ne andai, si me ne andai, ma ho continuato a sperare. Me ne andai, si me ne andai, ma ho continuato a sognare. Sono ritornato, tante volte son ritornato, ma era troppo tardi oramai. Mi hai raccontato i tuoi tormenti, i tuoi pianti incontinenti. Ti hanno di nuovo stuprata, ti hanno di nuovo incatenata. Ti hanno di nuovo umiliata, ma non ti hanno ancora annientata. Ed io continuo a sperare, che un giorno sarai onorata. Onorata per l'eternità, si da farti disincantata nella tua semplicità.
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L'autore
Roberto Stompanato

Nasco a Napoli il 22/01/1955 e vivo a Forio sull'isola d'Ischia. La lettura è stata una delle passioni della mia vita; lo scrivere, il coraggio di scrivere, è venuto con l’età avanzata. Lo faccio solo quando mi “assale” quel qualcosa di magico; in quei momenti, mi estraneo dal mondo e scrivo le mie sensazioni, i miei t

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Commenti (3)

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Giovanna De Santis30 ottobre 2010

no non annienteranno Acerra è cittadina colma di dignità, e vivere lontani dalla propria terra è amaro assai, poesia che mi ha commosso molto, non riesco a scrivere molto, magnifica poesia che rivela tanto amore per la cittadina nativa, versi sentitissimi apprezzati contenuto condiviso

A
Antonio Terracciano31 ottobre 2010

L'autore ci riporta, con questa nostalgica poesia, ai tempi passati della sua cittadina (del resto ben poco distante dalla mia), quando la vita semplice era la norma. Mi piace riportare alcuni versi di "Primitivamente", del grandissimo Raffaele Viviani: " (...) Quanno voglio fa' 'a vita, vaco 'Acerra. (...) Voglio fa' 'a corte? 'A faccio a' gallenella, spugliato comme sto, comme me trovo. 'A vaco appriesso, veco addò fa l'uovo, m'o zuco o 'o faccio fritto 'int'a tiella. (...) Cient'anne aggi'a campa' 'mmiez'a sta terra: quanno voglio fa' 'a vita, vaco 'Acerra! "

rileggere questo splendore mi ricolma d'emozione,...è affascinante ed è bellissima... UN GRANDE CUORE E UN GRANDE AMORE,...FANNO DI QUESTA MERAVIGLIOSA UNO SPLENDORE