Il mio destino d'amarti

Vorrei ritornare
dall'infinito senza stelle,
come gabbiani, poggiati
su acque gelide,
corrono tra le tue mani
per custodire parole
senza perdersi
Ma quale sentimento
viaggia dentro
senza chiedere permesso,
quale stimolo di ricerca
arriva al tesoro,
senza volontà
né mappa?
come io,
pur non cercandoti,
trovo te
in quest'alba,
e in questa notte,
annunciando al cielo
la mia gioia d'amarti
E ti voglio
nell'alture,
nelle foschie cullate
da speranza,
nelle profondità
dell'anima,
senza più lacrime,
raccolgo l'istinto
tra le erbe più amare,
rinnegando il mio cuore
nudo,
cercarti,
nei miei versi
sfregiati,
da note esauste
mentre mi racconti
del calore,
che i tuoi respiri
saprebbero regalarmi,
d'altro
non confonderti,
perché
il mio destino,
se pur sbagliato,
è d'amarti.
©
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Commenti (1)
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luigi882 novembre 2010
Bè qui si entra in un territorio... come potrei dire "off- limits"...quando si tratta di cose così personali è sempre incerta anche la minima interpretazione che si da... ma proviamo! E' indubbio che questi versi siano combattuti tra una spinta ottimistica e una sorta di rassegnazione dovuta a qualcosa di più grande della volontà...tanto che nella chiusa si parla di "destino" e non di possibilità della scelta... credo sia arduo trattare una tale situazione in modo particolare e forse è uno dei meriti di questa poesia... il lessico fa sì che non scorra banale fra righe già lette... alla fine poi hai ragione, per quanto ci si sforzi, c'è qualcosa che usa tutti noi come burattini e anche se sbagliato, ci porta verso una certa strada...
