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Riflessioni 2 novembre 2010 · lettura 4 min · 1999 letture

1812 - Silenti Riflessioni sentimentali sulla Guerra

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Nell'infinito aër della foresta un funereo sparo abbatte l'ignoto. Un cinico granatiere calpesta il corpo morente d'un Russo immoto. Avanza l'Armata. Tòna il fucile. Un drappel di Ussari impreca al rivale caricando con galoppo sottile i militi che al passo del maestrale fuggono eroici dal guerresco campo. Un cadavere stringe il suo vessillo: una muta aquila... un fulgente lampo; e va esso rabbrividendo allo squillo delle sibilanti trombe francesi che l'avanzata nunzian dell'Impero senza curarsi de' giorni, de' mesi, e pur del periglioso inverno altero. Nella sconfinata... gelida steppa un picciol villaggio tra le fiamme arde. Ah qual gelo!... Un moschetto s'inceppa; de' corazzieri stan fredde le barde. Una famiglia di contadinelli prostrata a terra mira lagrimante le rozze mura, i poveri cancelli della dimora che cade bruciante. Le lagrime cercano Napoleone perché possa aitar le triste contrade. Ahimè! Il Genio della Rivoluzione non vòl veder; e va pelle sue strade ricercando a danno degli sconfitti l'istessa Gloria... l'istessa vanità ch'Alessandro e Cesare fece invitti all'ombra mendace dell'Eternità. Di sangue rosseggia un fresco ruscello. Un cosacco sorpreso a tradimento nella rea riva ha trovato l'avello... nell'eco il sibilo del suo lamento. Nel grigio manto del cielo nebbioso errano feroci i guerreschi fumi che dal campo battagliero e furioso salgono malvagi ai celesti Lumi. La baldanza sfida il sommo Destino... la lunga marcia insulta la Natura... Frattanto gli insulti coglie il Divino dall'immorale guerra che perdura. Trema Bonaparte!... Paventa il Fato! Tu ridi; e prosegui la tua conquista. Ma la fulgida sorte è già in agguato... già sul tuo regno posa la sua vista. All'ombra d'una Luna istrana e fosca vede l'Armata in fiamme una cittade. Santo Amor di Patria!... S'incendia Mosca! Un mar di foco furente la invade. Non vi sono le schiere de' cosacchi... non vi sono le truppe verdeggianti. Lontani sono i nobili colbacchi delle legioni forse agonizzanti. Un nobil russo... un eroico uffiziale improvvisamente si mostra e spara. De' corazzieri uccide un generale. Poscia si scaglia nella fiamma amara che consuma una dimora borghese. Del fulvo Cremlino l'atre campane gridano anatemi contra il Francese, e chiaman allor le schiere lontane. Una fanciulletta viene rapita, e tosto violentata dall'invasor. Un'orfana esterrefatta e smarrita vien calunniata dal crudele oppressor. Le famiglie non trovano più pane. Il nettare delle madri innocenti ai bimbi le posse indarne fia e vane; sicché gli affamati corpi gementi delle proli più tenere e insensate spirano nelle strette... orrende fasce, donde s'alzan l'alme candide e beate al Cielo che di lor bontà si pasce. Un patibolo domina la piazza. Ivi spira appeso un giovine conte. Ai suoi piè piange l'amata ragazza che con lui condivide l'ultime onte. Dai vuoti banchi del miser mercato la folla irata mòve la sommossa. Allor pel negletto suol infiammato l'istranier fugge dianzi alla percossa. L'oboe de' morti arma la ritirata, e proclama alla Francia la sconfitta. La Russia già sorge... S'è ridestata! Si ritiene salva... si crede invitta! Nell'immenso dell'ignota campagna una putrida salma schiude il ciglio. La lagrima che l'iride accompagna al Francese mostra il sommo periglio: inverno... vento... neve... torbide onde. Il crepuscolo d'un Genio è vicino; e già le meste schiere tremebonde s'inchinano al gelo, rege meschino. Quanti dispersi!... Quanti prigionieri!... Desiavano la Gloria... i baldi allori. Che mai ebbero di Francia i figli alteri?... L'eterno... reo congedo dagli Amori, dalle amate per sempre salutate con mendaci promesse di ritorno... La Morte!... Le salme fredde e gelate che, ahimè, mai videro un nuovo giorno. In ansia, tra la bufera ferina, sen gìa l'immago mostruosa d'un fiume. Le superne acque della Beresina all'aquila rival strappan le piume. Sulla Russia... sull'Europa arride il dì... il dì d'un'ignota e vaga Libertà, frattanto che sclama «Slava na Rusì» il popol forte di nuova securtà.
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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