L'arrocco

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la vita come scacchiera... pedine dilaniano un contesto affogando in una mossa ...ciò che l'ego peggio assorbe... anima verso la resa... ma forse la mente attraverso funamboliche astrazioni restituirà all'essere un attimo in cui l'equilibrio del "gioco stesso" sperimeterà la stasi. Sarà stasi prolungata? All'alfiere l'ultima parola...
Abbiamo tutti mura altissime che ci impediscono di vedere quello che ci aspetta... la nostra vita una partita a scacchi... ma a furia di giocare abbiamo imparato certi trucchetti... e a forza di sanguinare siamo diventati consanguinei... così ti voglio!
Fascino, ti prego, non arroccarti troppo, già mi dai sovente scacco con la tua capacità di farmi partecipe del tuo immenso senso della vita... brutta o bella che si presenti.
e no!... se ho capito bene l'ultima riga dice "di scacchi" e non a scacchi... l'arrocco comunque non è una resa... fa si che il re riprenda fiato... attende le mosse dell'avversario... quello che al dilà del ponte levatoio... sta edificando un muro... ci si incontrerà ancora, di sicuro... cià*
Come nella vita... è difficile controllare e prevedere tutte le mosse del avversario. La statistica sfugge all'uomo e subentra la casualità. Ma è proprio lì che la sfida si fa interessante; provare ad entrare nella pelle dell'altro, toccare le sue emozioni, leggere le prossime mosse e rendersi conto poi che per uno scaccomatto ci si ritrova a ricominciare tutto daccapo. Molto bella ed intensa. Complimenti
il gioco degli scacchi come annientamento completo dell'avversario... ma la vita trova anche moltemplici momenti dove non ci si muove in maniera prevedibile con uno schema quasi- matematico all'interno di un quadrato. Perforare i muri, esercitare l'arte visiva, riprendere l'attitudine ad immaginare e sognare... e trovare la strada per non abortire i pensieri!
I primi tre versi sono 'colpevoli' di catturare immediatamente l'attenzione, soprattutto il terzo - coll'ego in avaria - che si può leggere - collego in avaria rapida inflazione - modificandone l'interpretazione (mi inchino a questa figura retorica). Il resto rimane sotto tono rispetto all'incipit, diciamo che non eleva la tua poesia a quella bellezza a cui dovrebbe aspirare... io ci rimetterei la penna sopra...
Abortire un pensiero: immagine che arriva. Il pensiero è figlio. Poesia dalle immagini forti e simboliche che scorrono libere e arrivano dirette. Stile asciutto e minimalista che mi piace molto.
Stupenda, secca, una poesia che non ha bisogno di spiegazioni, c'è tutto il mondo in pochi versi, un simbolismo che caratterizza questo secolo di letteratura, bello ritrovarlo, ogni tanto, sparso qua e là, fra le grida della gente, fra le mura che si scavalcano e il destino che se non ti piace basta andargli in contro e cambiarlo come uno scacco matto.




