Claustrofobia e frangenti
Confessioni di un morto.
Vengo a dirlo da luoghi
dove l'occhio si posa
ma mai lascia segno;
servo attimi d'alba, dopo ore
il mio dono è la notte.
Tessuti di strappi costanti.
Sono albina coperta
sull'estate che fredda e
plumbea rivedo indietro:
stagioni e malinconiche retrovie.
L'aria soffoca come fune funesta.
Troppa foga ha il mattino,
non c'è vita che resusciti
sè stessa; ho visto ansie
e malori di tempi incrostati.
Ordine e dissenso, muore il respiro...
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L'autore
luigi88
Sono voce e volto (purtroppo) di una follia in ascesa continua...il resto chi vorrà, potrà leggerlo, ma senza troppa cura.....
Commenti (2)
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In Venere veritas2 dicembre 2010
che malinconia... esser morti quando il tempo va avanti...
Aldo Bilato2 dicembre 2010
Edgar Allan Poe si sarebbe inchinato... è morto, lo faccio io... cià*


