L'esilio di padri separati
Bruno Vitale
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Su questa sponda,
che sta dall'altra parte,
qui tutto tace e tutto è smorto,
non ci sono ponti da guadare
ne navi per salpar da questo porto.
Siam stati traghettati con catene,
senza poter gridare i mal avuti e
ed ora siamo qui in questa
mestizia a ruminar sui torti ricevuti.
Su questo suolo irto di rimpianti
pigiati come povere sardine, cè
chi urla, chi piange e si dispera,
chi tossisce vomitando bile
Quanto al penare c'e' ne sarà tanto
chi più chi meno e lo dovrà patire
e se il destino gli sarà d'aiuto
un giorno potrà persino ripartire.
Qui ci tocca lavorar senza riposo,
a mani nude tra rovi spinosi,
e il sangue si fa crosta e ci fa male
lividi nello svenire per poi ricominciare.
Noi siamo corpi adunchi affetti da ricordi
pensando ai figli che vivono lontano,
che ci han strappato dalle mani vive
in questo mondo disumano.
E qui si tace! e nel silenazio che
sopravviviamo, con l'anima tesa
rivolta verso il mare, nelle speranza che
qualcosa possa cambiare.
Sull'altra sponda la notte scende,
qui si consuma l'ingiustizia inesorabilmente.
©
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Bruno Vitale
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