Gelido candore
Gianpiero De Tomi
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Stamane il gelo
non allenta il suo morso
è come una belva, sguaina i canini
affondandoli nei brividi pulsanti
della carne vivente.
C'è una luminosità uniforme
si disperde dal cielo
un soffitto imbiancato
da un alito di sole
che riflette la luce.
Freddo, nelle avare parole
che escono strappate ed usuali
fra il legnoso cappotto
e la sciarpa stretta alla gola
come un nodo scorsoio.
Non si parla, si sussurra
perché d'inverno la voce alta
stride come i gessi nuovi sulla lavagna
di quelle che si usavano una volta
dall'orrendo fondo nero e polveroso.
Le gazze, banchettano sugli alberi
il loro cibo è luttuoso e sfuggente
malinconico scarto di vita
rubato, in un veloce volo radente
da una mano distratta.
Solo gli alberi spogli
si rivestono del velo nuziale
che avvolge ogni ramo
indulgente dono
dal gelido candore.
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L'autore
Gianpiero De Tomi
Commenti (3)
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paolo morganti15 dicembre 2010
bei aggettivi e sostantivi tutti tesi ad indicare la rigidita' ma anche la purezza di un freddo e di un candore che è attuale
B
Benito Ciarlo15 dicembre 2010
Il gelo descritto denota un'ania piena di calore. Bei versi, scrivo sussurrando, ché d'inverno i toni altisonanti stridono. Piaciuta
Midesa15 dicembre 2010
scivola leggera sul foglio questa bella descrizione del gelo... d'animo e di natura... magici versi di bianco vestiti...


