L'attesa deriva
Manca fremito al tatto,
freddo il suolo che vedi
fra le dita ansiose, pensanti
sull'arco delle mie ciglia.
Oltre il talento dei sensi
sorgono porti, verdi attracchi
di eterni ritorni, un passo,
unico fruscìo verso la mia casa.
Le parvenze in vesti nuove,
il mondo come non è
scrissi in grida di sguardi;
e lento come carica sfinita,
in un tempo di malinconia
divenni sifilide in verso.
Estese le corde, mosso a te
che alla stasi mia andavi incontro
in riverbero che or poco consola.
Vivo il tiepido inverno
in asfissìa da languore,
screpolate le nocchie ispirate.
E va via la parola, ripido
e fatiscente rossetto da salma:
alcun inchiostro, muore la poesia.
©
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L'autore
luigi88
Sono voce e volto (purtroppo) di una follia in ascesa continua...il resto chi vorrà, potrà leggerlo, ma senza troppa cura.....
Commenti (1)
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valentinatortora19 dicembre 2010
Luigi, il mio portatile è mezzo rotto. Perdono, le tue poesie sono raffinate, graffianti. Giovane promessa, continua! Buone Feste!

