Cuore pauroso
Arturo Vaccarielli
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Morde disperdendo languore
una tiepida e lieve tempesta
liberato da ogni ormeggio terreno
m'incammino fluttuando sul vino
tenero compagno di sventura
Trionfanti scoppiettii di lampi
su per il cielo tingono l'azzurro
e colombe verdi sognano
l'abbraccio con un'alba pensosa
Vidi isole uscire dal fiore
scuotendo le mie ossa ossute
mi addolcivo al rullio del tram
e donne chinate sugli uragani
portavano vortici elettrici
Vidi zone erte e oscure
mostrare il loro potere
tigri dal colore violaceo e tetro
incamminarsi verso i pendii degli arcobaleni
Sognai donne che urlavano
e pisciavano dentro calici sacri
fondi di bottiglia cullare cimici
pareti che piangevano sangue
Fui un martire celeste
goffo di visioni impure
con oscuri profumi
Accanto a terribili sciami di api
sentii il mormorio lento di un fiume
dove due graziose Nereidi baciavano
le correnti e i flussi argentati
Io cercavo di fuggire
non mi curavo della visione
l'occhio languidamente riposto
come un relitto in fondo al mare
Basta
ho visto troppe pestilenze irreali
ho udito troppe voci maniacali
ora che volge il giorno
immerso in quest'incubo
voglio riposare.
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L'autore
Arturo Vaccarielli
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