E un dì t'amai
Francesco Stifanelli
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Freme il silenzio nell'indovinar colori,
sogni, speranze, profumo di fiori.
Vetusta melodia al comparir la sera
strugge l'anima in crudele chimera.
Avanza la notte, un presagio chiaro,
non c'è calor, conforto raro.
Giro lo sguardo, forse vaneggio...
tu, musa e regina d'indomito pregio.
Spina lacerante nelle carni smorte
il sol tuo pensiero mi desta dalla morte.
Ora m'accorgo,
pienezza qual eri,
di gioie vissute all'ombra di ieri.
Non sento il respiro,
il cuor s'è dissolto
nel sangue e nel petto ne paga lo scotto.
Aspetta mio boia a tirar la fune
e donami ancora lo splendor di mille lune.
Ma di pietà tu non t'intendi
e lesta al ludibrio l'anima arrendi.
Al mio vibrar tu resti muta,
e un dì t'amai dolce cicuta.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Francesco Stifanelli
Mi chiamo Francesco e ho trent'anni. Spesso la vita mi ha "dolcemente" costretto a repentine rivalutazioni delle mie convinzioni; parimenti, talune volte ho avuto modo di ponderare a lungo certe decisioni che hanno cambiato radicalmente la mia vita. Il mio essere per così dire "ermetico" e "ombroso" si riflette sovente
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