Piacere e fallimento
Sbadigliando ritratti di me
verso tinte stinte, galleggia il colore...
Blande, stridule aurore
si graffiano, poche monete
gettate alla misera sorte.
E dovrei cadenzarmi e cado.
Uno strato di gobba, ricurva
la palpebra in canto di corvo.
Non di materia l'effetto,
non di affetto l'arteria infetta.
La solitudine del tempo,
teatro vuoto di gente fuori:
siamo eterne differite di nausea.
Pausa! Parola in corsa:
sai davvero dove scade,
cede l'io e solfeggia il tu?
Un ammasso di placente
in un parto di moti alterni...
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L'autore
luigi88
Sono voce e volto (purtroppo) di una follia in ascesa continua...il resto chi vorrà, potrà leggerlo, ma senza troppa cura.....
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