Castellabate

Miro la collina
di austeri pini
e nodosi ulivi
ammantata.
Dalla cima svetta
maestoso, squadrato,
dalle mura chiare,
l'edificio, un tempo,
dimora dei conti Matarazzo.
Attorno scende giù
il paesino dalle mura
antiche, bianche
che splendono
nel cielo terso
di un giugno avanzato.
Volano come le faville
di fiamma mossa dal vento
uccelli ebbri di vita.
Le tortore tubano
pacifiche, appollaiate
sui fili tesi fra pali di legno.
Una lucertola pigra
si scalda sul muro...
Rialzo gli occhi e
mi soffermo
a guardare il gigante
dalle mura chiare
e rammento
quand'era colonia
e correvamo gioiosi
nel suo vasto cortile
calciando una palla
e gridare contenti
al goal che il portiere
goffo aveva subito.
Come è dolce rivisitar
quel tempo pur
se nel petto senti
annidar, languida,
la nostalgia...
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