Ode al "No"
Gianpiero De Tomi
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No.
Poi il silenzio
dell'inquietudine
dirupo minaccioso
che scolpisce
terribili prospettive
strappando erbe selvagge
divoratrici di vita.
No
e cessa la negazione
ammette l'ossimoro
abbraccia questa lama
che spezza cordoni
ed eccheggia sul filo
ancora scheggiato.
No
al cedere dello spirito
al crollo del corpo
allo spegnere del fuoco
al risorgere di un pensiero.
No
al graffio che ridisegna
quelle mappe di vita
su pergamene
di velenose rinunce
alle accettazioni inique
del sorriso di un mediocre
che loda l'immagine
opaca e bugiarda.
No
al sapore troppo amaro
di un amore perduto
o troppo dolce
dell'amante conquistata
alla morte che giunge
sullo scheletro equino
rubando la falce
in campagne deserte.
No
alla fame
alla miseria
alla guerra
all'ingiustizia
- ma quante parole
che cadono nell'abisso
voci inascoltate
di petali caduti -
No
al perdono del vigliacco
ed al proclama dell'eroe
ai cuori trafitti in alto
alle chiamate senza volto.
alla terra sulle ossa.
alla mente collettiva
all'unisono di voci
al coro di cherubini
alla salvezza della materia
chiusa in un sepolcro.
No
alle mani unite
nella scelta feroce
di sopravvivere
senz'anima.
©
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Gianpiero De Tomi
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