Giudizio
Francesco Stifanelli
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Torna quell'uomo di tanto patire,
viene da re e non per perire.
Torna Colui dal cuore trafitto,
esposto, deriso e mai sconfitto.
Suonan le trombe, si alza il sipario,
inizia la pesa, comincia il calvario.
Gente che fugge, cadon gli orpelli,
nuda è l'essenza, non servono quelli.
Qualcuno è contento e ride di cuore,
aspetta, lui dice, il suo salvatore.
Chi inizia a sudare, si strucca il viso
di chi pensa di non trovar sorriso.
Ora Lui avanza, splendida pace
effonde nell'umile, confonde il rapace
che getta lo sguardo bieco e truce
alla augusta croce, unica luce.
Gli esseri diafani, pien di giustizia,
inizian la cernita e non v'è malizia.
Taluni a sinistra, talaltri a destra,
non s'ode favella e si spalanca la finestra:
Figli miei, germogli del mondo
che deturpaste dal primo secondo;
Vi amo tutti, venite da me:
in fondo è la croce il trono del Re.
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L'autore
Francesco Stifanelli
Mi chiamo Francesco e ho trent'anni. Spesso la vita mi ha "dolcemente" costretto a repentine rivalutazioni delle mie convinzioni; parimenti, talune volte ho avuto modo di ponderare a lungo certe decisioni che hanno cambiato radicalmente la mia vita. Il mio essere per così dire "ermetico" e "ombroso" si riflette sovente
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