Stalattite
Rare strade decrepite,
come schiaffi di ritorno
da violenze mai accese,
si inarcano parassitarie.
Gocce stagnanti di luce,
anafore di canti popolari
morbosamente uguali.
Cigolando, parla un'insegna...
Mascelle feconde di vuoto,
a picchiare incisivi su porte
troppo aperte all'esterno,
troppo chiuse in eterno.
La piazza ascolta il pianto
del ghiaccio incrostato;
cala distratto il lamento
dalle mura del sordo duomo.
Quando partì la dignità,
mia terra, dalle tue campane?
E intonano sguardi orizzontali
su ciò che è mio ricordo...
©
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L'autore
luigi88
Sono voce e volto (purtroppo) di una follia in ascesa continua...il resto chi vorrà, potrà leggerlo, ma senza troppa cura.....
Commenti (2)
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In Venere veritas8 gennaio 2011
brrrr che freddo... che dirti ormai? sei più bravo del bravo... ti metto fra quelli che ammiro... ottima scelta musicale, lù.
Stefania Stravato10 gennaio 2011
...avrei potuto scrivere anch'io di questo amaro e triste scorcio... ma non sarei riuscita a rendere così vividamente malinconico questo sguardo fatto di parole, sulla propria terra, che ormai vive solo nel ricordo... molto molto piaciuta... ti conservo con fiocco...


