Il condominio delle parole
Marco Veronesi
112 poesie pubblicate
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Facciate di case, palazzi
persone come formiche
vocaboli nei capitoli
lettere nelle frasi
qualche numero
parole incastrate
accatastate
a formar colonne, muri, capitelli
in famiglie, solitari
in appartamenti
pitture vivaci
come parole importanti
finestre aperte
su discorsi mai fatti
o cambiamenti
concetti inespressi
citofoni muti
senza chiamante
non cerca nessuno
inquilini perduti
dimenticati
sotto i ballatoi
dietro le tende
porte chiuse dall'interno
lampadari accesi, pendenti
scacchiera di finestre
tutte le sere
vite contenute nel vociare,
discutere, far l'amore
strepitare, piangere e ridere
e parole parole parole
tapparelle schiuse come palpebre
di un assonnato
finestre che sbadigliano
sbuffi di qualcuno
che ha litigato
che fuma sul davanzale
le antenne sui tetti
come i capelli dello scienziato
non pettinati
dipanano fili bianchi
che scendono
come rivoli d'acqua
di una testa sotto la pioggia
ricevono immagini
e parole parole parole
grondaie che scendono
a formar le rughe
sulle macchie
della facciata
con la psoriasi della vernice
che contagia anche i balconi
dove si prende il sole
si contempla la volta
si scrollano i tappeti
si cena e si parla
si prendono decisioni
e parole parole parole
che cadono sul parco
di qualche tiglio grande
ch'è la barba della facciata
che perde il pelo- foglie
ma non il vizio d'attutir parole
rigurgitate di continuo
da tutte le aperture del butterato viso
del palazzo
come brufoli d'un acne giovanile
vispi e purulenti
sempre pronti
a vomitar pus con parolacce
di coppie in crisi
che si picchiano
che si vedono da fuori
e si scambiano
parole irripetibili
e parole parole parole
nelle trombe delle scale
tra persone fischiettanti
che s'incontrano
e guarda un po'
ancora si salutano
a scambi di battute
tanto a dirsi
ciao ti considero
almeno un poco
il minimo sindacale
come il salario dell'addetta alle pulizie
pagata poco e non sempre
spazza e lava con il mocio
lurido e consunto
l'unica che sta in silenzio
le sue frasi sempre quelle
di continuo nel cervello
ciclicamente a ronzar
frustrate, sole
l'unica in silenzio a non dir nulla
nel palazzo matto
l'unica che ha finito parole parole parole...
©
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L'autore
Marco Veronesi
Sono un Albatro, volo per mari ed isole e migro per steppe e catene montuose.. Sono ammalato, di un congenito amore per la vita, di una malattia che si chiama "sogno cronico ad occhi aperti", di una sana mania per le donne, di una sensazione di simbiosi con alcuni aspetti della natura. Volo tutte le volte che
Commenti (1)
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Caprimulgo12 gennaio 2011
...è proprio così, uno spaccato del condominio popolare. Sembra di sentire il vociare a leggere questa incalzante poe. Piaciuta molto.

