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Introspezione 16 gennaio 2011 · lettura 1 min · 5712 letture

Eco e Narciso

Antonella Modaffari Bartoli 1002 poesie pubblicate
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Quale pena impone la vita a chi si ostina ad amare chi non l'ama? Quando il sole al suo tramonto avrà coperto l'orizzonte con la notte la mia anima vagherà dentro la valle alla ricerca del tuo volto smarrito dentro l'acqua dello stagno. La tua immagine traballa, ed io non riesco a trovare i suoi contorni e perdo anche la mia. Non so più chi sono e mi aggiro smarrita, dentro il labirinto del negato amore. Ore ruggenti sbattono gli alberi e confondono i contorni dei miei desideri che non trovano spazio. I sogni restano muti. Sono chimere, calamite fissate nel cuore. Ma se nell'ora mattutina, il sole rischiarerà i miei passi, e tu mi cercherai, dentro la valle muta, mi troverai confusa con la roccia. Udrai solo l'eco della mia voce che ti racconterà del mio tormento. Mentre guarderai nella tua anima, Narciso, raccoglierai i brandelli della mia che come crisalide chiusa dentro il bozzolo, non sa più divenir farfalla e si tramuta in pietra, confusa tra le pietre.
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Narciso è la figura della pura, totale identità, la quale tuttavia giunge, sia pure paradossalmente, all'estremo di identificarsi con la pura e totale alterità di una immagine riflessa totalmente irraggiungibile. Al contrario o, se vogliamo, come corrispondenza di carattere simmetrico, Eco è la pura alterità, che consiste in questa totale eteronomia dell'espressione di Eco, in questo non potersi esprimere autonomamente ma solo come riflesso dell'espressione altrui.

L'autore
Antonella Modaffari Bartoli
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Commenti (3)

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Silvia De Angelis16 gennaio 2011

Un rincorrere l'amore che sembra sempre più dileguarsi nelle sue immagini e creare uno scompenso particolarmente delineato nell'anima che non riesce più a ritrovare sè stessa...

Sergio Melchiorre16 gennaio 2011

Da questa lirica, ben strutturata, traspare l'approfondita cultura classica della poetessa. La stessa Cultura Classica che ispira anche i suoi bellissimi dipinti. COMPLIMENTI!

Raggioluminoso16 gennaio 2011

L'io nascosto tra le pieghe dell'essere che risulta sconosciuto. Ed è infatti vero che la conoscenza di noi stessi passa attraverso gli altri. Nessuno, alla fine, si conosce davvero. Grande spunto di riflessione in questa poesia molto bella e significativa!