Fine di un tempo che fu nostro
Marco Veronesi
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La cenere del nostro avvenire
combusta sulla graticola di questo presente
si è miscelata alle lacrime
dei nostri ricordi,
sublimati da un irrealizzabile futuro
a creare una calce resistente
che pietra su pietra
ha elevato quel muro
ci vede divisi e discordi
ha tolto luce
e restituito atmosfera tetra
Accendiamo pure questo cero
tutto ciò che rimane
per illuminare una zona circoscritta
servirà a guardare i passi
e capire davvero
semmai ve ne saranno
se quei quattro stracci
di due intimi estranei
presi dall'armadio di un tempo tiranno
potranno coprire
nient'affatto fallimento o disonore
ma ferite e sanguinamenti
di un obsoleto amore.
©
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L'autore
Marco Veronesi
Sono un Albatro, volo per mari ed isole e migro per steppe e catene montuose.. Sono ammalato, di un congenito amore per la vita, di una malattia che si chiama "sogno cronico ad occhi aperti", di una sana mania per le donne, di una sensazione di simbiosi con alcuni aspetti della natura. Volo tutte le volte che
Commenti (1)
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mario calzolaro17 gennaio 2011
...molto bello, vero, realistico, tristemente suggestivo. Esprimo una nota di grande plauso.

