Perdita della via maestra
Antonino Condello
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Tra gli ostacoli di questo mio peregrinare,
ricordo gli scontri coi titani e col ciclope,
e le avversità di Nettuno, re del mare,
addolcite dalla voce divina di Cassiope.
Poi la maga Circe, che amor mi finse,
e mi sottrasse al canto delle sirene,
mentre il fato ancor mi spinse
oltre le colonne delle dodici pene.
Di fronte, Calipso, nell'isola di Ogigia,
che dal vortice di Cariddi mi fu rifugio
e offrendomi in dono la sua cupidigia,
il cuor mi travolse senza alcun indugio.
Un nostalgico pianto mi segnava il viso,
e il desiderio della mia donna affliggea
l'animo mio, assente e di peccato intriso
che solo la dea Atena rallegrar potea.
Non esiste peggior castigo degli dei,
del camminar tra sentieri tenebrosi,
smarrendo la via che conduce a lei,
unica luce di cui siam desiderosi.
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L'autore
Antonino Condello
Commenti (1)
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Ausilia Giordano4 febbraio 2011
Altissima tematica trattata con sublime maestria di forma lirica. Dimostra alta formazione linguistica e culturale. Degna di ogni elogio.

