La solitudine
Marcello Abela
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Vago tra concetti
disfatti in queste
notti insonni
tra lumi di candele
e fumi d'incensi ardenti
perforando
l'anima fino a raggiungere
l'estasi del mio
sensibile meditare
quasi privo di concetti
sospeso su fili d'argilla
come funambolo bendato
valicando il corso
di un fiume in piena
e lacrime lasciate
in attesa
nient' altro che un lembo
al chiaror di luna
per far affievolir
d'improvviso un incanto
viali rurali
lasciati soli
dalle ombre assorte
delle mie impronte
dove solo la luce tenue
di alcune lucerne distratte
rimaste accese
illuminano il cammino
della mia dannata
osservazione
contemplazione di spazi
vuoti che accompagnano
dolcemente la mia assoluta
solitudine.
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L'autore
Marcello Abela
Commenti (1)
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Stefania Stravato25 gennaio 2011
Un testo ricchissimo di metafore che indubbiamente catturano il lettore; sono comunque di difficile interpretazione e si rincorrono a delineare un percorso di vita e d'introspezione e conducono ad uno stato interiore che L'Autore, definisce esplicitamente come solitudine, assoluta solitudine; ma aldià della scontata accezione negativa di questo concetto, non si percepisce drammaticità nella sua esposizione, perché trovo molto incisiva e determinante la presenza dell'avverbio ''dolcemente''... uno stato di solitudine che somiglia ad un dormiveglia, una necessità forse dello spirito, per riacquistare vigore...

