Per un pezzo di pane

Commenti (11)
Per un pezzo di pane si accetta di essere sfruttati dai padroni e si perde la vita. Bellissima poesia.
sacrosanta verità! chissà che non lavorando per il padrone non sarebbe lui a morire di fame e mendicare il pane? non dvremmo essere padroni se non di noi stessi. complimenti per la poe.
E' difficile vivere in un mondo, ove, per sopravvivere, si lavora per una misera retribuzione e per di più si rischia di non fare più ritorno a casa...
Molta musicalità in questa poesia che diventa sinfonia del dolore. Molto piaciuta per stile, forma e contenuto.
Un urlo di protesta per un testo che condanna e denuncia. Parole forti di intensa consapevolezza di un dramma sociale irrisolto, perché circoscritto alle masse operaie. Un'ingiustizia senza tempo che si trasmette per generazioni. Significativa, dall'alto contenuto umano.
Quel fatidico e necessario pezzo di pane... guadagnarselo con umiltà tra le tante incertezze di ogni istante... improvviso e crudele destino di un non ritorno dettato dalle sicurezze mancate per profitti senza rispetto... Verità molto ben verseggiate... Apprezzatissima...
grande, dura verità in versi che accarezzano il cuore.
Una durissima verità espressa magistralmente in questi intensi versi che ho molto apprezzato e che conservo... Complimenti!
Povera gente! Si ammazza dal lavoro e torna a casa con due soldi in tasca! E' un'ingiustizia! E i datori di lavoro si fan la bella vita con tre case al mare e tre in montagna. Fanno crociere da sogno ed hanno i loro yoth! ... E alla povera gente non ci pensano nemmeno quando vanno a pisciare! Bellissima poesia e bei versi.
Questa tua poesia mi ha incantata per la rabbia ma anche il tanto amore di cui i versi sono pregni Quante persone sono morte mentre lavoravano... ricordiamoli tutti Applausi e un fascio di rose rosse, per te, Gabry E' stupenda
Una poesia carica di rabbia per le ingiustizie, ma che sa anche essere piena di amore per le bianche anime che hanno lasciato questa terra nel tentativo di dare un futuro migliore ai loro figli. Morti per un pezzo di pane e un avvenire incerto, ammazzati di lavoro, che rientrano a casa senza nemmeno la forza di togliersi le scarpe. Che vivono per la famiglia, e poi se ne vanno così, dopo non aver vissuto nulla. Operai anonimi che ogni giorno rischiano la vita per noi, mentre i divi si imbottiscono di silicone e si fanno risucchiare quel filo di grasso derivato dalle loro lussuose e inutili vite. Che pensano solo ai soldi e al successo mentre c'è gente che muore di fame.









