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Sociale 29 gennaio 2011 · lettura 1 min · 4686 letture

All'ombra di un cipresso

Sergio Melchiorre 1001 poesie pubblicate
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Abdullah, il marocchino pregava il suo dio cinque volte al giorno con il viso rivolto verso la Mecca. Non bestemmiava neanche quando lavorava dall'alba al tramonto per trenta euro al giorno in uno squallido cantiere di periferia. Cadde dall'impalcatura in un pomeriggio uggioso d'autunno e lo seppellirono in una fossa comune all'ombra di un rinsecchito cipresso.
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Abdullah è un nome di fantasia. "Le chiamano morti bianche come avvenissero senza sangue." (Michael Santhers)

L'autore
Sergio Melchiorre

Sergio Melchiorre (poeta, sceneggiatore cinematografico, scrittore di racconti brevi, paroliere e giornalista), è laureato in Lingue e Letterature Straniere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Bologna.Ha scritto cinque sceneggiature cinematografiche.Alcuni suoi articoli sulla Resi

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Commenti (4)

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Raggioluminoso29 gennaio 2011

Dramma nel dramma in questi versi molto ben stilati. Poesia che dimostra la grande sensibilità di questo autore. Dolore espresso con eleganza e delicatezza.

Lidia Filippi29 gennaio 2011

Quasi queste non fossero vite degne d'essere ricordate... E anche il suo Dio era distratto! Molto triste e purtroppo vera. Hai scritto versi belli e dolorosi.

Giuseppe Monteleone30 gennaio 2011

Poesia di un realismo eccezionale, un atto di denuncia civile... versi che mi piacciono...

La poesia è un simbolo per ricordare tutti quei lavoratori stranieri che perdono la vita in una terra che hanno rincorso come fosse un miraggio e che a volte, si tramuta nella loro tomba, e se non hanno un permesso di soggiorno, e quindi non hanno una identità, finiscono nella fossa comune...