Quotidie stat sua cuique dies
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A ciascuno è il suo giorno... Questa squisita poe di Rasimaco narra l'amara storia di chi siede alle pendici del trono. La supponenza dei potenti è una tenia che divora lentamente le intestina... e noi li consapevoli a attendere che il tempo scorra e determini le ragioni. L'attore di questa lirica osserva il mondo con occhio lucido e critico della visione consapevole e attenta. Rasimaco da sempre mi sorprende e stuzzica per il suo narrare profondo compiuto con metafore squisite e specchianti.
A ciascuno è dato il suo tempo. Con filosofica ma umanissima rassegnazione il Poeta, che sembra affermare di aver compiuto il suo tempo, ripone la sua bisaccia ed osserva con chiaro pensiero una dolente umanità tesa solo nell'angoscia dell'affanno, incurante della consapevolezza che presto dovrà tutto lasciare. Ruit hora, l'ora precipita, mi pare di aver capito in questa, al solito, bella e profonda riflessione di Rasimaco.
I versi, uniti alla nota dell'Autore, mi guidano ad un'ulteriore riflessione sul vivere di ognuno, vivere che dovrebbe essere fatto di condivisione, dove la volontà primaria dovrebbe essere quella non di innalzarsi su chi ci è prossimo... ma di camminare insieme, unitamente, il corso di questa vita che in egual misura ci appartiene. Si percepiscono, tra le righe scritte dall'autore, note amare, scaturite da quell'osservare "attraverso i vetri" l'affannarsi altrui, indice sovente di una visione falsata della vita. Così ho voluto leggerla.

