Canto solitario di un viaggiatore sul confine d'orizzonte

Questo è il canto
di chi si è smarrito tra i flutti,
di chi si è immerso nel ventre del mare
e ha perso se stesso,
per lì ritrovarsi.
Questa è l'ode
di chi gioisce per aver appreso
come si mostra la vita sul profondo orizzonte:
magico ondeggiare
al confine tra cielo e terra.
Questo è l'urlo
di chi ha provato ad abbracciare
il mondo intero con uno sguardo:
viaggiando per spiagge e scogliere,
fra genti sconosciute e remote.
Vivendo di acqua salmastra,
di caldi raggi accecanti
e di infinite distese cristalline,
ho visto l'intima essenza
dell'uomo e del mondo.
E una volta che si viene abbagliati
da questa pura bellezza,
non si può più
rivolgere altrove lo sguardo...
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Commenti (1)
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Azar Rudif9 febbraio 2011
Un canto, un ode e un urlo per vivere di luce se prendi il primo verso di ogni strofa. Forse non voluto, ma la poesia quando è sentita nasconde sensazioni che l'architettura delle parole non può ricostruire se non ricorrendo all'alchimia dele tracce lasciate nei versi
