Pensieri

Magari alle fate potessi parlare,
con gnomi e folletti giocare
godere di fresca e novella natura
che nel bosco si perpetua sì pura.
Quale essere speciale sarei
se le stelle nel cielo sereno
di una notte di quiete, contassi,
disteso, su di un prato terreno.
In quest'estasi cosi ispirato
potrei intonare melodiose note
deliziare financo il più fine udito
arrivar perfino a credermi vate.
Ma il bosco è svanito anche nei miei sogni
rimango nella città bigia e fredda
senza prati dove il mio corpo si stende
non ci son cieli che delle stelle sono gli scrigni.
Così non tocco alte note per fini uditi,
non attraggo con i miei scritti alati spiriti,
non bacio anime in pena,
non curo cuori in cancrena.
In realtà vedo molti che con affanno
con lo sguardo vuoto, corrono
in avanti, verso il finir del tempo,
lasciando indietro il viver, senza scampo,
vedo pure quelli fermi
in attesa del giusto premio,
della ricompensa,
per una vita da perfetti inermi,
vissuta con l'unico scopo di riempir la dispensa.
©
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