Come se
Ormai non lo ricordo,
era un eterno stormire.
Le città nascono per caso
prima di ogni memoria.
Il freddo delle nebbie
nei meandri, da reliquia
posano i rami, sempre
dove lo sguardo è appeso.
Spiccioli di mondo in fondo,
quanti cieli ignoro lì dietro?
Eppur se banale, tu scena,
hai luna, notte e la mia pena.
Geometrie del blu,
spettacolo mio di occhi vaganti
su speranze di un oltre,
vivo entusiamo a far da coltre.
Respingere i sogni
in un canto senza fine,
una maledizione a replicare
quell'ombra dietro che dice poco.
La statua nella curva
tace come i miei anni daltonici.
©
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L'autore
luigi88
Sono voce e volto (purtroppo) di una follia in ascesa continua...il resto chi vorrà, potrà leggerlo, ma senza troppa cura.....
Commenti (1)
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In Venere veritas11 febbraio 2011
forse... forse è tutto distorto, almeno così mi sembra...

