Janima
Ascolto
il tuo parlar fitto, fitto
quasi fosse prece, offerta
per i giorni bui, senza speranza
interminabili
d'inascoltati lai e infiniti supplizi
tracce ematiche come traccianti
in questo fiume, di emozioni
responsi come katane
recidono speranze, il futuro
forse
in balia di... perché
ma stasera torno
a ritrovar caramelle di zucchero cotto e ippocampi
tatuati, fra l'alba dei tuoi seni
magari vieni, torni
a mantener promesse non così lontane
alla fioca luce di un spicchio lunare, l'impervio sentiero
fosse vero
che mi ci porti, sulle silenti alture Tibetane
affiderei
questa supplica di un senza Dio, appena sussurrata
a refoli, nastri bianchi e preghiere rotanti:
ridammela
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Commenti (1)
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Mario Bugli12 febbraio 2011
Meraviglisa poesia di grande respiro, che travalica ogni confine dell'animo umano... quei responsi come Katane, che recidono speranze e forse anche il futuro, non poteva restare inosservato... io modestamente l'ho colto unitamente a tutto il resto, che mi ha profondamente colpito... avrebbe meritato qualche spunto di riflessione in più dai nostri pur bravissimi autori... ma le cose vanno in un altro senso purtroppo!
