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Questa pagina ha una colonna sonora scelta da billabìbenedetta delsanto
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Morte 17 febbraio 2011 · lettura 1 min · 1909 letture

Anagrammandoci privi di senso

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billabìbenedetta delsanto 106 poesie pubblicate
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ripenso a quelle labbra il prolungamento del mio pene e le mani fatte apposta per correggerne i difetti ora che tutto questo non è abbastanza che comincia Milano dove affogano i ricordi nella stanza al decimo piano di lei vestita solo della voglia d'essere amata resta un rosso tulipano tra le morbide sue gambe * dolce Venere decapitata
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L'autore
billabìbenedetta delsanto

restiamo umani [cit]

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Commenti (8)

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mario calzolaro17 febbraio 2011

...sempre particolarmente originale... non tutto è decifrabile, a prima vista; il lettore non deve interagire? Mi complimento.

luigi8817 febbraio 2011

Assolutamente sospesa tra la maledizione più profonda e la più sublime leggerezza della forma... non saprei: da queste parole nascono in me suggestioni diverse, quindi per evitare di dire cavolate, le tengo per me... però una cosa la posso dire, su quella sono certo di non sbagliarmi...è stupenda, soprattutto la parte centrale, non so, è trascinante e fluttuante... che posso dire? Grande! Billaaaaaaaa!

D
Dany Blasi17 febbraio 2011

Venere, dea dell'amore... decapitata! Questi versi invece parlano e molto, con un linguaggio diverso, ma dotato di grande forza e impatto!

Franca Donà astrofelia17 febbraio 2011

forse un po' chiusa, incomprensibile al primo imapatto... ma, x gioco di parole, molto d'impatto! strapiaciuta.

omissam17 febbraio 2011

m, arrovello, poi m'attorciglio... poi mi ri e piglio... ma sempre scompiglio è...verme vermiglio, faccia da verde miglio... e m'accapiglio in questo poetare smeriglio...

d
dragonero17 febbraio 2011

c'è pregnante la sensazione di una sopsensione di una perdita che si affaccia già nel secondo verso dove la città diventa meta e confine, si sente forse un abbandono voluto o solo un errore personale nel credere reale quello che si è dimostrato essere un'equilibrio che alla fine non ha pagato. é ricca di rimpianto e anche se negli ultimi anni preferisco il verso lungo che trovo più pieno, riesce nel breve ad essere comunicativa malinconica di tristezza e rinuncia, un buon testo anche se l'impaginazione lo rende difficile da leggere. Ho provato a voce alta e ne risulta un quasi monologo, interessante davvero f

Azar Rudif17 febbraio 2011

C'è qualcosa che sfugge o si tratta di sensazioni diverse rinchiuse in una stanza che "vive" al di sopra di Milano. Comunque, la lettura ha una sua sequenzialità e non è frammentaria. Ha una sua logicità che mi sfugge ed anche per questo senso di mistero, mi piace

alessandro mazzeo18 febbraio 2011

A volte apprezzare una poesia non è legato al fatto di comprenderla e sviscerarla, è splendido perdersi nel gioco delle parole che combaciano come in un puzzle e lasciarsi affascinare da esse... enigmatica e bellissima