Mia creatura
Lucia Volpi
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Scaldavi le ore serali
con la tua voglia
di chiacchierare
quando la nebbia
offuscava le nostre valli.
Ti ascoltavo silente
mentre in casa
mi aggiravo tra pentole e piatti
e sorridevo tra i baffi
al guardare il tuo viso
imbrattato di terra e nutella.
Accartocciato dietro il divano
mi stringevi con forza la mano
e in essa cercavi il coraggio
di germogliare.
Ora parli da grande
come un geometra
mi mostri i tuoi progetti
conosco il mio ruolo
e sorrido con orgoglio.
Avverto nell'anima
un sibilo strano
un treno e una stazione
nel sonno mi appare
sento già troppo silenzio
figlio che te ne vai.
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L'autore
Lucia Volpi
Commenti (3)
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Silvia De Angelis19 febbraio 2011
E' sempre molto difficile per una mamma accettare l'indipendenza del figlio, che raggiunto un traguardo lavorativo va per la sua strada... privandola della sua assidua presenza...
Cinzia Gargiulo19 febbraio 2011
I figli crescono e giustamente devono vivere la loro vita, lo abbiamo fatto tutti. La mamma però rimane importante per i figli come i figli per la mamma. Certo una madre avverte una casa troppo silenziosa quando i figli vanno via e questo tipo di silenzio mette malinconia. Bella poesia.
Omar Arcobaleno20 febbraio 2011
"sentivo già troppo silenzio/figlio che te ne vai"bellissime immagini che descrivono i sentimenti più profondi dell'anima... poesia stupenda molto apprezzata complimenti a questa mamma sinceri saluti



