Come il Miral
Marcello Abela
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Tenendo per mano un fiore
ho calpestato distratto il giardino
di cui ero innamorato
è la storia che ora vado narrando
impietosito ma altrettanto eccitato
Lei che neanche il nome conosco
s'era appropriata improvvisamente del mio sguardo
che fu all'improvviso mutato
alterato e calpestato da tanta
bellezza e delizia
entrammo in quel posto estraneo
...noi due così avvenenti e sconosciuti
che ci avvinghiammo l'uno all'altro
come amanti spogliati da ogni pudore
in un loco altrettanto misterioso
sensuale e smielato il suo seno
così forte e veemente parve al tocco delle mia dita
aureole d'argento come mosto sorbii
il suo nettare di Dea... colei che mi stava dinnanzi
aveva preso il controllo d'ogni mia idea
come segni archetipi di un tempo antico
adagiati in un unico corpo apparimmo
e godemmo per tutta la notte
insaziabili di un unico gesto
io tra le sue gambe e lei tra le mie
in una posizione d'accoppiamento quasi bestiale
lei si lasciò condurre
e come il Miral tenero e profumato
schiudendo per sempre il suo lembo di carne
elargì con ardore la sua soave castità.
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Marcello Abela
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