Vado, m'attende l'altrove
Grazia Longo
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Vado, m'attende altro lido, o altri mari.
Fors'anche deserti tra molli dune cangianti di vento.
Son goccia di sale in un oceano di predatori.
Perso è il suono del vento nell'urlo dell'uragano.
Visi tumefatti dall'offesa delle armi del potere
giacciono in fondo all'ultima spiaggia.
Sarò il silenzio che segue inevitabilmente il fragore del tuono.
Quel silenzio attonito che è sollievo e, al tempo stesso, mancanza.
Sarò il buio che segue puntuale la folgore tra impallidite stelle.
Sarò dardo infuocato nelle viscere dell'amore carnale
che fa gemere all'infinito ventri mai sazi.
E cecità che nega luce ad occhi mai liberati dal buio di palpebre abbassate.
E tocco maligno a rivelar il vuoto di anfore incrinate
perché mai colme dell'essenza a cui eran destinate.
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L'autore
Grazia Longo
Commenti (2)
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mario calzolaro25 febbraio 2011
son concetti profondi quelli che i tuoi versi offrono al dovere della meditazione. Apprezzatissima
P
Poeta Mario Arena7 marzo 2011
Molto toccante. Parole profonde che nutrono il pensiero stesso. Mi si confa molto il tuo modo di scrivere. Sicuramente da rileggere più volte. Complimenti!

