Al di là della finestra
Giorgia Spurio
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Il vento portava foglie
alle ruote delle biciclette,
il nonno contava ogni chicco d'uva
raccolto al svenuto vento sulla terra,
il gatto miagolava le sue pigre prospettive,
morbido nel calpestare breccia
con cui scrivevo il mio nome.
-amava starsene lì
a contare i raggi del sole-
Il violaceo bacio dell'arcobaleno
era un lillà fuso all'azzurro,
un cappello per il cielo
fino al prato corroso dai baci dell'inverno.
-amava stare lì,
dondolarsi tra le fiabe
che la mente raccoglieva alla notte
per raccontarle di nuovo
come i dipinti che dalla memoria
amano sbocciarsi come neve
sui rintocchi dell'orologio a pendolo-
Il nonno aveva una farfalla d'oro,
diceva che era un regalo della nonna.
-il nonno sussurrava ai suoi alberi
un linguaggio che io imitavo
filando altre fiabe tra le nuvole e le strade,
abbracciando quel molle e pigro gatto
bisbigliandogli il giorno che nacquero le fate-
Ed il fucsia dei ciclamini
si incamminava tra le vie dopo la pioggia,
a ridonare colore
dopo il grigio,
a raccogliere lacrime tra le case,
e di nuovo a splendere
sotto gli occhi dei bambini.
Ed il tutto
-d'improvviso-
era porpora rosea,
come fiori in primavera
-risorgevano cauti e impauriti-
dal nero che il buio
tinse alle foglie sul suolo.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (2)
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Antonella1730 marzo 2015
La dolcezza della primavera che dona energia e luce al nonno che si diletta dei gesti puri dell'amata nipote. Molto evocativa
rita iacobone31 marzo 2015
Morbidi versi che scivolano nel tempo passato e riportano in luce il meraviglioso e indissolubile fascino d'affetto con il nonno, lasciando di lui un continuato racconto d'Amore.


