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Riflessioni 12 marzo 2011 · lettura 1 min · 3347 letture

Beati i poveri di spirito

A
Antonio Terracciano 1000 poesie pubblicate
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Beati i poveri di spirito, perché di essi... è il Regno della Terra: perché a loro ogni cosa appare bella, qui sulla superficie del pianeta, senza bisogno d’inoltrarsi nella analisi scientifica e completa; perché a loro è evitata la fatica di chiedersi ogni volta se per caso ciò che hanno messo in atto non ha mica agli altri fatto storcere un po’ il naso; perché pensano forse per davvero che ci sia un altro Regno su nei Cieli, che finiranno tutti nell’Impero di nuova Vita che non dà pensieri. (La ricchezza di spirito è una dote poco adeguata alla razza umana, seducente fardello che ci scuote dall’idiozia beata del nirvana.)
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Non era mia intenzione ritornare su questa poesia, ma l'autore dell'ultimo commento (poi eliminato) mi spinge a farlo. Egli non ha molto gradito un mio messaggio, in cui gli facevo notare una stretta parentela tra una sua poesia e "Les enfants qui s'aiment" di Prévert. Il caso (ma esiste il caso?) ha voluto che egli si imbattesse proprio in quella mia poesia in cui anch'io (e mi succede rarissimamente di trarre ispirazione da un altro poeta) ho preso vagamente spunto da Prévert, dalla sua "Pater noster" ("Notre Père qui etes aux Cieux / Restez- y / Et nous nous resterons sur la terre / Qui est quelquefois si jolie / Avec ses mystères de New York / Et puis ses mystères de Paris / Qui valent bien celui de la Trinité / (...) ") . Ammetto che ci sarebbe stato bisogno di un investigatore letterario di vasta preparazione e di finissimo intuito per scoprirlo. Ecco, secondo il mio modestissimo parere, quando (non è vietato) ci si ispira ad un'opera nota, si dovrebbe fare di tutto per cancellarne le minime tracce (a meno che non si voglia fare un "pastiche" o una rivisitazione ironica e satirica) e rendere irriconoscibile il debito che il poeta può avere contratto nei confronti di un altro autore.2 agosto 2011
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L'autore
Antonio Terracciano

Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'

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Commenti (4)

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mario calzolaro12 marzo 2011

credenti o no... si creda (o si speri) in altro... questa è-comunque- una lirica notevole.

Lorenzo Crocetti12 marzo 2011

Sottile, ma non troppo nascosta ironia in questa ennesima poesia del Terracciano che anche qui riprende la descrizione di aspetti dell'umanità che si muove in questo strano mondo. Stavolta vi è la descrizione dei "poveri di spirito", non nel significato della tradizione evangelica, ma nell'aspetto di coloro che camminano su questa nostra terra senza porsi alcun perchè, e vivono bene in fondo, pur compresi e compressi, senza accorgersene naturalmente, nell'"idiozia beata del nirvana". E sembra dire che chi si pone invece problemi filosofici esistenziali e si domanda tante cose alla quali non sa rispondere, non guarda certo con disprezzo a questi esseri, ma, in fondo in fondo, fa tralucere dal suo pensiero che un poco li invidia.

v
veronica de tommaso12 marzo 2011

dietro al velo rassicurante del mito, il Dubbio è il solo Regno in cui ci è dato di arrangiarci- chissà se come in terra così in cielo-...certo che, con la Verità in pugno, una poesia del genere...!non saprei dire se il potere sia del concetto o del modo incisivo in cui è espresso...

K

Interessante l'esposizione di un tema noto ma indirizzato alla selezione di chi non è povero di spirito. La semplicità del vivere contraddistingue chi crede nella pochezza delle aspirazioni e spera di completare i limiti della persona nel raggiungimento del traguardo.