'N'apocalisse!
Madonna benedetta che ccasino,
teremoto e zzunami hann' ammazzato,
er nonno er fio finente e regazzino,
'sto Giappone sta propo aruvinato.
Vie' 'r dubbio se ppo' esiste un Dio divino,
un Padre ch'ama e ch'ha massacrato,
la stirpe Sua, antro che Caino,
dovrebbe da cacciasse da 'r Creato.
"...Nun bestemmia', devi d'avecce fede,
la corpa la vòi da' 'll'Onnipotente?,
è 'r diavolo che mmo c'ha mess'er piede...".
Io 'sto momento 'n' vojo crede a gnente,
e a la tivvù co' quello che se vede,
me commovo e poi piagno, pe' 'sta gente.
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L'autore
Gian Franco Dandrea
Fissare su carta mediante parole, le emozioni di un momento, le vibrazioni dell'anima, il recondito sentire, è come mettere insieme le tessere di un mosaico, è come dipingere o creare musica. Ecco, la poesia è tutto questo messo insieme, i versi danno colori, note musicali, vibrazioni al cuore, è una festa multimediale
Commenti (1)
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Andrea D’Alfonso13 marzo 2011
Apprezzata molto questa dialettale poesia, che nel suo dialetto (il nostro dialetto) sa raccontare con molta sensibilità e tatto quel sentimento umano che ci prende dentro vedendo la sofferenza umana, quella che ci fa chiedere il perchè... che la ragione umana non può comprendere. Ci rimangono le lacrime e guardando le immagini non si riesce a trattenerle... Molto bella complimenti!
