Glorioso Caos
Dolci barche di solitudine
naufragano in un mare di materia,
sfiorano lidi remoti di fugaci verità.
Tempeste di sabbia di parole.
Razionali schizzi su una tela.
Esplodono crateri di essenza,
si muovono nuvole di sfacciata apparenza,
attente nell’eclissare rari barlumi.
Uomini.
Stonano nel coro,
si intrecciano in un quadro immenso, poi
si volgono, cambiano, scorrono,
contemplano, si perdono, cadono, curvano e
si fermano.
Tormentati dagli elementi,
fuggono e si inseguono e,
avidi di tempo,
si infrangono.
Tutto intorno è Caos.
Glorioso Caos.
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Commenti (1)
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Azar Rudif17 marzo 2011
Eppre il Caos annichilisce su se stesso appena inizia ad esistere come tutti i paradossi. E' l'incomprensione del mare dell'esistenza che ci circonda a generare un senso di vertigine e di smarrimento che chiamiamo caos. In tutto questo siamo proprio quello che si legge nel primo verso. Versi di grande forza espressiva dove la filosofia diventa poesia
