I giorni del molo
Marco Veronesi
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Buttai il bastone della giovinezza fra le onde
donai foto mnemoniche ai frangiflutti
lasciai due anime sulla lanterna
come s'abbandona un grande amore
per amor mio e distanza da tutti
conobbi immobile e spettante compagnia di solitudine
m'attaccai ancor più alla vita
ed ormeggiai poi due me stessi,
che giunsero dal mare
come un mitilo allo scoglio
m'incastrai tra anima e corpo
come il bastone tra i massi
bramavo l'ora d'andarmene
desiderando di rimanere
come l'incontro fra due sessi,
poi seccai la mia pelle all'esfoliazione
per la persistenza alla salgemma
e come ci si vanta con un bambino
presi una grossa conchiglia
e le feci sentire il mio mare, appoggiandola al mio orecchio
parole d'acqua si diluirono
con pensieri oleosi e persistenti
in un'emulsione galleggiante,
che s'allontanò alla perdita dell'occhio
fino alle rade di un'anima sognante.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Marco Veronesi
Sono un Albatro, volo per mari ed isole e migro per steppe e catene montuose.. Sono ammalato, di un congenito amore per la vita, di una malattia che si chiama "sogno cronico ad occhi aperti", di una sana mania per le donne, di una sensazione di simbiosi con alcuni aspetti della natura. Volo tutte le volte che
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